Testo di Nicola Berti
§ 1 - Marin Adolescente
Tutta l'opera poetica di Marino Marin è strettamente collegata alle sue esperienze di vita. Egli nasce a Corcrevà di Bottrighe l'1 luglio 1860 e morì l'1 marzo 1951 ad Adria. Nella sua lunga vita il dolore e la sofferenza hanno avuto sempre il sopravvento rispetto ai pochi momenti di serenità e di pace che il poeta continuamente invocava. La malattia agli occhi e le tragedie familiari temprarono il suo spirito e condizionarono tutta la sua attività poetica. L'ambiente semplice e rustico in cui nacque e trascorse l'adolescenza, gli resterà sempre impresso e permeerà tutto il suo lavoro. Un ambiente povero dove tutto si presentava spontaneo e naturale, ma ricco di spunti per Marin, sensibilissimo "calabrone" che ronzava in quel minuscolo universo che lui chiamava "lillipuziano" e di fronte al quale ha sempre avuto l'atteggiamento di un adolescente. Infatti, anche nella sua ultima opera "Vecchie campane" composta a 88 anni, Marin intesse il leitmotiv tanto caro del "bimbo" che è in noi ("Le voci delle cose"):
E' a lui che dicono le loro
parole buone certe cose vecchie,
rimaste intorno a noi rifatte
in meglio.
Andando a scuola si fermava ad osservare
"la serraglietta delle tartarughe" perché, scriverà più
tardi ("Narciso"III)
parole buone certe cose vecchie,
rimaste intorno a noi rifatte
in meglio.
I cuori
semplici, in verità, sono urne piene
di gioia: basta un nulla che li sfiori;
che so ? l'ala d'un canto, il fruscio lene
d'una memoria, perché ne trabocchi
la gioia e si diffonda entro le vene"
Egli "passa e raccoglie" e viene attratto dalla cose più semplici ("Andando" da "Sprazzi di luce"):
semplici, in verità, sono urne piene
di gioia: basta un nulla che li sfiori;
che so ? l'ala d'un canto, il fruscio lene
d'una memoria, perché ne trabocchi
la gioia e si diffonda entro le vene"
... E' mio quel poco o molto
che ha in sé la strada, la mia scuola prima;
qui, dove il bue non ara e l'uom non trima,
ha per me ogni stagione il suo raccolto.
La femminetta che ripassa il ranno
sui cenci, i cenci che raccatta asciutti,
la casa, il bimbo, tutto m'offre, tutti
m'offrono qualche cosa; e non lo sanno.
[c]segue ...
che ha in sé la strada, la mia scuola prima;
qui, dove il bue non ara e l'uom non trima,
ha per me ogni stagione il suo raccolto.
La femminetta che ripassa il ranno
sui cenci, i cenci che raccatta asciutti,
la casa, il bimbo, tutto m'offre, tutti
m'offrono qualche cosa; e non lo sanno.