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Comune di Adria
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L'anno millenovecentocinquantadue, il giorno diciannove del mese di marzo a ore 9 in Adria nella Residenza Municipale.

(...)

DELIBERA N. 6 "Bilancio di previsione del 1952"

Si passa quindi all'esame del I° oggetto posto all'ordine del giorno e cioè: Il Presidente dà la parola all'Assessore alle Finanze il quale dà lettura della seguente relazione della Giunta Comunale al progetto di bilancio 1952:

"L'inondazione totale del territorio Comunale avvenuta nel Novembre 1951 ha completamente trasformato la fisionomia economica del nostro Comune, sconvolgendo ed in parte distruggendo le vive fonti di entrata del bilancio.

Non è certo in sede contabile che si possa colorare con frasi drammatiche l'entità del disastro! Il dramma è nelle cifre, il cui significato è sempre più eloquente di qualsiasi descrizione letteraria.

Da un giorno all'altro 11 mila ettari di terreno sono stati invasi per un'altezza media di metri 3 di acqua, nulla risparmiando, ma tutto distruggendo.

Di 35 mila abitanti solo 900 sono rimasti a custodire la città morta e gli altri sono andati esuli nelle varie città di Italia, accolti dalla generosità dei loro fratelli.

Tutte le industrie, dai due formidabili zuccherifici, orgoglio del Polesine, alle riserie, ai molini, ai pastifici ecc. sono rimasti travolti dal disastro; centinaia di case distrutte o lesionate.

Ed oggi, a distanza di quattro mesi, la situazione é la seguente:
- circa 6000 ettari di terreno ancora sommersi, le industrie ferme, 16mila abitanti esuli e 15mila persone assistite localmente dall'ECA con una spesa di 60 milioni mensili.

Com'era quindi possibile formare un bilancio in queste condizioni senza pensare ad un intervento dello Stato?

Possiamo noi chiedere all'agricoltura soprattutto, che è la fonte prima della nostra economia, dei sacrifici finanziari, quando le nostre terre hanno bisogno di qualche anno per riprendere, a costo di enormi spese, il loro normale ritmo produttivo?

Possiamo noi chiedere alla numerosa classe commerciale ed artigiana locale altri sacrifici, quando sappiamo che tutta la popolazione del Basso Polesine che ad Adria svolgeva i suoi traffici, é ormai immiserita e non potrà che riprendersi in un tempo difficilmente prevedibile?

Possiamo noi chiedere alle categorie a reddito fisso, già modestamente remunerate, che hanno dovuto affrontare disagi e spese impensabili, che hanno avuto distrutto mobili, suppellettili, indumenti personali ed effetti letterecci, di contribuire all'assesto delle finanze comunali?

Lo Stato stesso, che è un rigoroso tutore della finanza locale, ha previsto questa impossibilità e con legge 2 gennaio 1952, n. 5 ha assicurato sino al 1954 l'eccezionale integrazione a carico dello Stato dei bilanci dei Comuni il cui territorio è stato totalmente o parzialmente sommerso dalle acque.

Facciamo quindi appello alla Giunta Comunale Amministrativa prima ed alla Commissione Centrale per la Finanza Locale poi, di vigilare il bilancio ed i singoli stanziamenti attiviti e passivi alla stregua della nuova situazione economica creatasi in conseguenza dell'alluvione.

Bisogna soprattutto tener presente che con il ritiro delle acque dai centri abitati del capoluogo e delle frazioni sono sorti nuovi problemi che non possono essere trascurati e vanno invece affrontati con prontezza e decisione.

La viabilità è stata sconvolta. Circa 110 Km. di strade esterne e 20 Km. di strade interne abbisognano di urgenti opere di ripristino e sistemazione.

L'A.N.A.S. alla quale per effetto della legge 10 gennaio 1952, n. 9 è stato demandato il ripristino delle strade esterne, si limita a fare lavori superficiale di sistemazione, ma tocca indubbiamente alla nostra Amministrazione provvedere per lavori di consolidamento che sono certamente i più costosi oltrechè indispensabili.

Tutti i canali e fossi di scolo, e nell'interesse della viabilità e nell'interesse igenico, ad evitare il pericolo di acque stagnanti, vanno spurgati e rinforzati negli argini ormai indeboliti se non addirittura sgretolati.

Le strade interne, anch'esse sconvolte dall'innondazione, e le cui spese di sistemazione spettano al Comune, abbisognano di opere di ripristino e di consolidamento con uso di materiali più moderni e meno soggetti al logorio delle acque.

Le nuove pavimentazioni stradali vanno costruite in modo che possano essere rimosse senza subire danni irreparabili tenendo presente che con la costruzione delle nuove fognature si renderà necessaria la rottura in profondità delle strade stesse.

E' stato quindi indispensabile prevedere per le strade principali del Capoluogo la sistemazione in cubetti di porfido non solo per la facile possibilità di rimozione ma anche per l'economia di manutenzione.

Anche per le frazioni di Mazzorno Sinistro, di Bottrighe, di Bellombra, di Baricetta, centri di notevole importanza industriale e agricola, è stato necessario preventivare l'asfaltatura di alcune arterie centrali, aspirazione legittima e decennale di quelle popolazione che è umano sottrarre alla polvere ed al fango.

Tutti gli immobili di proprietà del Comune, il cui valore supera il miliardo, come si può desumere dall'elenco allegato al Bilancio, sono stati invasi e danneggiati gravemente dalle acque.

Le scuole elementari del capoluogo e delle frazioni, la Scuola Commerciale ed Industriale, il Liceo Ginnasio, l'Istituto Magistrale, le Scuole Medie, il Liceo Musicale, il Teatro Comunale del valore di oltre 300 milioni, le case popolari, le case degli impiegati e dei sanitari, presentano gravi danni alle strutture interne ed esterne ed hanno subìto danni irreparabili agli arredamenti.

E' vero che la legge 10 gennaio 1952, n. 9 affida al Genio Civile il ripristino dei fabbricati scolastici, ma sappiamo purtroppo che sarà necessario l'intervento in profondità dell'Amministrazione locale se si vuole che tutto ritorni non solo nelle condizioni ante-innondazione, ma anche in condizioni di rinnovata dignità in rapporto alla destinazione assegnata ai fabbricati stessi. Lavagne e banchi rotti, mancanza si materiale didattico, carte geografiche, attrezzi ginnastici, sono tutte deficienze da eliminare per ridare alla scuola il suo giusto e naturale prestigio.

Altro non meno grave problema è quello dell'assistenza sanitaria benchè anche in questo campo lo Sato abbia previsto l'assunzione delle spese ospedaliere degli alluvionati sfollati da parte della Post-bellica.

Ma noi non possiamo logicamente non pensare al futuro e cioè al ritorno dei nostri concittadini, che avviene gradualmente e giornalmente e che ricominciano a gravare sul bilancio comunale.

Basta esaminare, anche con occhio profano, le condizioni igeniche delle case di abitazione che i nostri disgraziati concittadini si sono ostinati a voler rioccupare per l'amore immenso che essi portano alla loro terra, per comprendere come il futuro sanitario del nostro Comune non sarà confortante, ma che presenta invece pericoli gravissimi, specialmente per i bambini, particolarmente soggetti a causa della loro minore resistenza fisica, ai gravi danni causati dall'umidità e dalla denutrizione. Anche per questo settore delicato e dal punto di vista sociale e dal punto di vista morale è stata necessaria una maggiore previsione di spesa.

Esposta la situazione economica generale, sia pur a grandi linee ma pur sempre in una cruda realtà, non possono la G.P.A. prima e la Commissione Centrale per la finanza Locale poi, in sede d'esame del bilancio, non permettere l'aumento delle previsioni passive in rapporto agli stanziamenti del 1951. Così come, certamente, non escluderanno dall'integrazione quelle spese straordinarie che sono conseguenza dei gravi danni arrecati dall'inondazione.

Gli organi di controllo non potranno non rendersi conto delle difficoltà in cui si trova l'Amministrazione, dopo l'immane disastro, a classificare determinate spese tra le obbligatorie ordinarie o straordinarie.

Molte spese quindi, sono state poste nelle straordinarie, pur consci che per, molti anni esse continueranno a sussistere, tanto da potersi benissimo classificare tra le ordinarie e quindi tra quelle da integrarsi dallo Stato. Ciò non si è voluto fare, sia per serietà amministrativa, sia per la sicurezza che lo stato non vorrà, nella sua vasta opera di risanamento, ulteriormente indebitare la Finanza locale, lasciandole ampio respiro per una ripresa avvenire.

L'integrazione quindi richiesta in L. 241.103.912.- comprende non solo la copertura del disavanzo economico vero e proprio ma anche la copertura delle spese straordinarie occorrenti per far fronte al ripristino delle opere danneggiate dall'innondazione.

L'aumento delle spese ordinarie da L. 154.893.180 a L. 213.985.368.- con una maggior spesa di L. 59 milioni e distribuito per L.25milioni nei miglioramenti e previdenze assicurative del personale, per L. 5.500.000.- nella manutenzione ordinarie delle vie interne ed esterne, per L. 4 milioni nella manutenzione ed arredamento degli edifici scolastici, per L. 13 milioni all'assistenza e beneficenza e per L. 12 milioni circa tra i vari stanziamenti di bilancio che dal rendiconto del 1951 eran risultati insufficienti.

Per quanto riguarda le spese straordinarie per l'impianto del telefono nelle frazioni di Fasana, Valliera e Passetto, l'estensione della rete di illuminazione a tutte le borgate che ne sono tuttora sprovviste, la tombinatura del ramo secondario del Canalbianco, già approvate dal Ministero, l'acquisto di aree destinate alla costruzione di case popolari e la costruzione dell'edificio delle Imposte di Consumo, è prevista la contrazione dei mutui passivi per l'importo di L. 52.100.000.- in parte col concorso di interessi da parte dello Stato.

E' un nuovo sacrificio ed un nuovo impegno che l'Amministrazione assume per portare i segni della civiltà e del progresso in zone che ne erano prive.

Queste spese sono per ora impostare in linea puramente contabile in quanto subordinate all'approvazione dei relativi atti tecnici ed amministrativi a termini dell'art. 285 del T.U. 3 marzo 1934, n. 383 ed alla concessione e realizzazione dei mutui passivi.

Signori Consiglieri, la Giunta Comunale nel preparare il progetto di bilancio ha voluto onestamente sentire tutti, maggioranza, minoranza e frazionisti, ed è quindi sicura di aver tradotto in cifre le vere ed effettive necessità di tutto il Comune.

Ci auguriamo, e vogliamo anzi esserne sicuri, che lo Stato vorrà darci una mano per risalire dal baratro finanziario ed economico in cui siamo caduti a causa dell'inondazione.

La sicurezza ci viene oltre che dal diritto delle nostre genti al lavoro ed alla vita, dalla necessità che ha lo Stato stesso di sostenere quegli enti pubblici ed economici che debbono affiancare la sua attività tendente allo sviluppo delle forze della produzione e del lavoro.

Per una ripresa sicura è necessario che il nostro Comune, potenziato dallo Stato, riprenda la sua piena funzione di stimolatore e coordinatore di tutte le attività locali, al di fuori ed al di sopra di ogni spirito di parte.

A questo potenziamento noi attendiamo, fermi nel proposito di fare il nostro dovere di amministratori della cosa pubblica con senso di onestà e di giustizia.

(...)