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Comune di Adria
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Cronaca dell'alluvione

Domenica 18 novembre 1951

Mentre a Rovigo diminuisce il pericolo di inondazione  ad Adria inizia il salvataggio e si prevede lo sfollamento degli abitanti.

(dal "Gazzettino" del 19 Novembre 1951 estratto da articolo di Gino Fantin)

Il primo anfibio di soccorso è giunto a Adria - da 24 ore completamente isolata - alle 12.30 di oggi. Era partito da Cavarzere per fare da staffetta a tutti gli altri mezzi di soccorso concentrati presso il paese (...)

Ci si attaccò ai coraggiosi che arrivavano.  (...) 

E sembrava in realtà che essi riportassero la vita. Prima era stato tutto un dramma. L'acqua  - tolta la piazza Garibaldi che è la sola anche adesso a essere sgombra - si era alzata mano a mano dintorno fino a un metro; peggio: era salita verso la periferia sino a raggiungere i due metri. E aveva stretto un'insidia implacabile. Non tutti avevano saputo resistere a questa insidia, quando l'orologio si ferma e le ore non passano più, quando le poche scorte familiari di viveri non sembrano più sufficienti, quando la luce viene a mancare, quando i bambini si mettono a piangere. E alla periferia erano cominciate a giungere le prime urla di soccorso e schioppettate di richiamo. La paura è contagiosa: si era diffusa di casa in casa, propagandosi anche nelle abitazioni verso il centro dove la stretta dell'acqua era assai meno impressionante. Poi si era diffusa la notizia che qualche edificio era crollato (...)

Si ebbe l'angoscia. Le squadre di aiuto intensificarono allora la loro opera. I volontari moltiplicarono lo sforzo e l'operazione riuscì. (...)

Nella tarda mattinata il centro della città era quasi saturo di scampati: in Municipio, al Teatro Comunale e al Teatro Massimo. Pericoli imminenti nella periferia non se ne segnalavano più.

Ma era subito pronta una nuova angoscia. Mancavano i viveri. Mancava soprattutto il latte per sfamare oltre 1500 bambini piccoli. Mancava anche l'acqua e i medicinali; e i soccorsi tardavano. Si cominciò a sperare che arrivassero dal cielo. Sul selciato della piazza Garibaldi vennero tracciate grandi fasce di tinta bianca e rossa. Da tutti gli edifici vennero esposte bandiere. Sembravano il segno di una grande festa, sventolavano soltanto una disperata speranza. la speranza che il tripudio dei colori vincesse la foschia, se gli aerei fossero apparsi in alto, e i lanci non finissero inghiottiti dall'acqua. Ma non apparvero gli aerei; a mezzogiorno e mezzo invece spuntò, in mezzo alla gialla distesa, la sagoma dell'anfibio staffetta. Per questo i nervi non si spezzarono.

 L'anfibio non portava niente con se, ma portava la certezza che l'assedio era finito. I primi aiuti giunsero tre ore dopo. E arrivarono per via di acqua (...)

Alle tre e mezzo la foschia, che riduceva la visibilità a duecento metri, fu rotta da un raggio di sole ..... su quel raggio di sole si infilò un cacciabombardiere che pennellò un lancio magistrale. Piovvero sulla piazza Garibaldi 10 sacchi di viveri. Un altro aereo, un trimotore S. 82, imitò la manovra e fu paracadutato un pacco di medicinali e di steridrolo per la purificazione dell'acqua.. Era doca cosa per i 30 mila isolati nella città e nei comuni limitrofi, ma era l'inizio.(...)

I ventimila di Adria devono tutti evacuare al più presto. La città è sulla via delle acque, di tutta la marea che ha invaso il Polesine e che fatalmente dovrà andare all'Adriatico (...) 

Lo sgombero è l'unica soluzione, anche perché i rifornimenti e il vettovagliamento con mezzi eccezionali non possono essere continuati per settimane.

I trentamila cominceranno a lasciare l'abitato domani mattina. Un nuovo esodo, un nuovo spettacolo tremendo di miseria e desolazione. (...)

L'angoscia è invece definitivamente alle spalle di Rovigo (...)

Niente era successo nella notte e ciò consigliava i rimasti alla tranquillità. Riaprivano dapprima timidamente i negozi indispensabili, poi anche i caffè e, sotto mezzogiorno, perfino un paio di barbierie. Sonavano a Messa le campane e la gente si ritrovava a bighellonare in piazza. Nel pomeriggio reparti di bersaglieri affrontavano la frana alla periferia e, con sassi e palizzate, tamponavano la falla. Il livello dell'acqua contro gli argini dell'Adigetto è sceso nella giornata quasi di un metro. L'acqua se ne va per una rotta lontana dalla città

(Estratto dal "Gazzettino di Rovigo" del 18 Novembre 1951)

In 48-50 ore, secondo il piano che i Comandi militari di Padova e Bologna, di concerto con la Marina, con il ministro Aldisio e le autorità provinciali hanno studiato, Adria sarà sfollata. 

Dopo mille anni di storia viva, Adria diverrà una città morta. per due, per tre mesi almeno, seppur le acque si ritireranno, i suoi trentamila abitanti, che la amavano e la sognavano ridiventare città di traffici, di cultura, di opera, non vi potranno mettere piede. (...)

Tanto tempo questa gente dovrà rimanere lontana, quante cose care dovrà lasciare!

La città sarà data in consegna all'autorità militare (...)

Tutto sarà salvaguardato, tutto sarà difeso.

L'esodo comincerà per tempo e quest'opera di sgombero di una intera popolazione in così breve tempo attesta che i mezzi che saranno approntati sono indubbiamente imponenti.