Sabato 17 novembre 1951
Si aggrava la minaccia su Rovigo per cui a mezzanotte viene dato l'ordine di sgombero
(Estratto dal "Il Gazzettino" del 18 novembre 1951)
Alle 24 tutti gli altoparlanti dislocati nei punti strategici della città di Rovigo hanno trasmesso il seguente annuncio: "In seguito all'ampliarsi della frana determinatasi in località San Sisto Buso si ordina a tutti i cittadini di abbandonare immediatamente la città con tutti i mezzi a disposizione, anche a piedi. Essi devono dirigersi verso Boara Pisani ove troveranno autocolonne che li avvieranno verso Padova."
Adria è invasa dalle acque e rimane completamente isolata
(dal "Il Gazzettino" del 18 novembre 1951 estratto da articolo Gino Fantin)
L'allarme disperato che si era preveduto per tutta una notte insonne sugli argini dell'Adigetto è venuto invece dalla Bassa Polesana. Era, a pensarci una cosa quasi logica. (...)
Si sapeva che Adria era premuta dalle acque, si sapeva che la strada di deflusso al mare doveva essere quella. Soltanto che l'inferno di Rovigo aveva preso un po tutti, perché era l'inferno della minaccia più vicina e pressante. Ma in ventiquattro ore la situazione si è inesorabilmente scontata. Rovigo ha resistito. Adria attaccata dalla marea da ogni parte è isolata, bloccata, sommersa. (...)
L'acqua cominciò a montare intorno a Adria ancora ieri sera. Veniva dalla fossa di Polesella dove gli argini tagliati dal Genio Civile ai primi giorni dell'inondazione per evitare l'allagamento a nord del Canal Bianco si erano largamente sfaldati.
Oggi all'alba i ventimila rimasti nell'abitato non avevano aperta che la via di Cavarzere. Non ne approfittarono. E' così difficile adattarsi ad abbandonare la propria casa! A Mezzogiorno anche quella strada era tagliata; l'acqua serrava sotto sulla città riducendo progressivamente il cerchio dell'assedio. Due chilometri, un chilometro, poi fu fatto un lago. Intanto di casa in casa per la furia della marea, si spargeva il panico. Qualche famiglia era realmente in pericolo. (...)
Si organizzarono delle cordate a nuoto in mezzo ai vortici, qualche coraggioso si avventurò, assicurato con corde, nel salvataggio di alcuni uomini, di molte donne e bambini. Furono concentrati al Teatro Sociale. In un teatro non ci sono viveri. Neppure in tutte le case ci sono viveri.(...)
Ventimila persone dicevamo, sono asserragliate nell'abitato. Il loro numero imponente costituisce di per se un problema gravissimo per l'opera di soccorso.
(Estratto dal "Gazzettino di Rovigo" del 18 Novembre 1951)
Finalmente, dopo tante angosce e attese, in serata di ieri una fiaccola di speranza per risolvere la ormai tragica situazione di Adria è venuta da quelle alte autorità del Governo, della Provincia, delle forze armate che mai un momento avevano trascurato ogni sforzo per riuscire nella, purtroppo, difficile impresa.(...)
Abbiamo già dato notizia di quello che è stato l'inizio di allagamento di Adria. Un'ondata di tre metri si era riversata con la massima violenza in via Chiappara e si era allargata nel centro cittadino raggiungendo il retro della Cattedrale e successivamente Piazza Garibaldi.
La zona della stazione registrava un'altezza d'acqua di metri 1,40. Nel pomeriggio di ieri al Duomo metri 1,20. Lo stesso Corso del Popolo era interrotto in tre parti formando altrettante isole divise da canali profondi. La notte era stata di terrore. Una parte della città per l'allagamento di una cabina elettrica era rimasta senza luce. Non v'erano fiaccole, non v'erano altri mezzi di illuminazione. Nel buio si alzavano da ogni parte grida d'angoscia, implorazioni di soccorso. Non v'era alcun mezzo per raggiungere i disgraziati in grave pericolo (...)
Ed allora alcune squadre di animosi, muniti soltanto di corde onde, all'uso alpino, costituire cordate di sicurezza, si gettarono in aiuto di quanti era possibile loro raggiungere entro le case che non offrivano resistenza od erano di poco più alte, in certi punti, all'imponenza dell'ondata e meno resistenti alla corrente velocissima ed ai vortici che ovunque si producevano. (...)
Nelle frazioni di Cà Emo, di Magnolina, di Fasana, di Botte Barbarigo e Fossa, in località tiro a segno uguali condizioni. Gente sui tetti delle case, gente sull'alto dei fienili tutti imploranti soccorso. Per la strada di Loreo erano entrati ad Adria 150 soldati. Vi rimasero bloccati. Furono essi soltanto che con pochi volenterosi lavoravano quanto più possibile a tentare la protezione del centro adriese.
Nel pomeriggio la zona del centro urbano non allagata aveva un raggio massimo di 500 metri. Fino ad allora purtroppo nessun soccorso di alcun genere aveva potuto raggiungere Adria. Si calcola che dalle 15 alle 20 mila persone tra centro e frazioni ne avessero estremo bisogno.