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Comune di Adria
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Cronaca dell'alluvione

Venerdì 16 novembre 1951

L'acqua avanza verso Rovigo ed Adria.

(Estratto dal "Gazzettino di Rovigo" del 17 Novembre 1951)

A memoria d'uomo situazione così tragica non si ricorda. Vi fu la tremenda rotta dell'Adige dell'82 che seminò gravi distruzioni, ma in misura indubbiamente assai minore di questo immenso flagello che il Po ha voluto infliggere al Polesine. Piene paurosissime, si, vi furono nel '17 e nel '26, ma rotte del Po quale quella che ha ora colpito la nostra provincia, bisogna andare a ricercarle forse soltanto nelle antiche storie che raccontano della rotta di Ficarolo di più secoli fa. Certamente oltre la metà dell'intero Polesine è inondata dal Po. Aggiuntasi l'acqua del Canalbianco, che le valli veronesi alimentano. Rovigo stessa è attanagliata dalla rotta che rovescia migliaia di metri cubi al secondo per ogni via.(...)

E ieri notte, stamane, quest'acqua terribile s'è stretta ancor più attorno alla città capoluogo pur non cessando di allargare le sue ondate a tante e tante zone ad ovest ed ad est della provincia.

Per tutta la notte gran parte di Rovigo ha vegliato. Per la rotta di Sant'Apollinare del Canalbianco e di Arquà Polesine, l'allagamento aveva ormai raggiunto l'argine del Naviglio Adigetto, alla immediata periferia della città ed anzi tagliante a mezzo alcuni suoi quartieri (...)

Alla Tassina, al Bassanello, a Belfiore, al Sottopassaggio fin dalle prime ore del giorno andava estendendosi ed aumentando l'allagamento. (...)

Alla mezzanotte in città dall'argine destro del'Adigetto l'acqua tracimava abbondantemente in più punti e cioè dal Ponte Marabin al ponte dei Frati. Dal Bassanello l'acqua avanzava verso il centro cittadino con previsione di allagamento di una larga zona centrale entro poche ore.

Continuamente veniva fatto invito alla popolazione a sfollare la città concentrandosi alla stazione ferroviaria. Ai margini della zona periferica di allagamento, fervidissimo ancora il lavoro di erezione di coronelle con sacchi a terra. Coloro che hanno deciso di rimanere in città sgombrano i piani terreni. Davanti alle porte delle abitazioni gli inquilini dispongono trincee di sacchi; molti hanno addirittura tappato le porte per l'altezza di circa un metro con un muretto a mattoni di cemento.

I tecnici del Genio Civile ritengono che l'allagamento di Rovigo, in ogni caso, non sarà di altezza pericolosa.

(...)

Alle 23 Adria segnalava l'acqua ad appena 300 metri dal centro della città: rimaneva aperta soltanto la strada per Cavarzere ma con probabilità di imminente chiusura al traffico per allagamento. L'acqua montava con violenza: a nord alla stazione e in località Bortolina; a sud alla Chiappara.

Alcuni corti circuiti facevano presumere che presto sarebbe venuta a mancare la luce. Si segnalava la necessità di torce a vento e di un anfibio di salvataggio.

A Cà Emo alla stessa ora circa 300 persone risultavano isolate mentre cominciava a verificarsi qualche crollo.

(Estratto dal "Il Gazzettino" del 17 novembre 1951)

Stasera alle 17 è stato ordinato lo sgombero dei pianterreni della città (Rovigo) ed è stato consigliato alla popolazione di evacuare l'abitato portandosi oltre l'argine dell'Adige. Cento grossi automezzi - tutti quelli che si sono potuti racimolare - sette tradotte e vari treni speciali, nonché altri autoveicoli sono stati posti a disposizione dei cittadini: E' stato disposto perché Padova accolga diecimila persone.

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