Giovedì 15 novembre 1951
La cronaca del giorno successivo registra la tragedia avvenuta nei pressi di Frassinelle nella notte tra il 14 e 15 Novembre. Decine di persone che si trovavano in un camion annegarono nelle acque dell'inondazione. Un bilancio definitivo delle vittime (84) fu possibile solo quattro mesi dopo.
(Dal "Gazzettino" di venerdì 16 Novembre 1951, estratto da articolo di Gino Fantin)
Era parso un miracolo. Era sembrato che il grande nemico si fosse dato nella sua furia un limite di rispetto. Era parso, insomma, che egli volesse attuare più che una vendetta una rivendicazione.
Una rivendicazione - per quanto tremenda - sui beni che per anni e anni era andato distribuendo agli uomini sulle sue sponde ubertose, non una vendetta sanguinosa.
Per questo nell'immane disastro c'era in fondo, fino a ieri, quasi un senso di sollievo, invece.
Il camion parti da Rovigo a mezzanotte. Era stato requisito alla vetreria Baccaglini, sotto sera, quando le notizie dai lontani argini del Po avevano annunziata una situazione insostenibile.(...)
Il viaggio fu subito avventuroso. Giunti verso Villamarzana e poi al Canal Bianco, le strade facevano spavento, mettevano i brividi. Una teoria infinita di pianti, una fila interminabile di carri e di carriole carichi di donne, di bimbi, di masserizie. (...)
Dietro i carri, a intasare le strade, un procedere lento di buoi, di vacchette, di cavalli spinti avanti da irose bastonate e da urla isteriche.
Il camion andava avanti perché più lontano altri più esposti al pericolo attendevano un soccorso. Ma a Frassinelle l'acqua montante, vertiginosamente, dirotta l'automezzo su un cascinale dove erano concentrate, sbigottite, circa trenta persone.
Il carico si effettuò convulsamente: qualcuno voleva restare e voleva partire nello stesso tempo. Guardava la sua terra la sua casa 200 metri più in là e non sapeva decidersi a staccarsene.
Finalmente, sulle tre di notte l'autocarro prese la via del ritorno; era rimasto, agli indugi, inesorabilmente attardato. L'acqua gli montava alle spalle con un crescendo impressionante, le ruote scavavano nel fango, il motore faticava.
In tre chilometri la catastrofe.
Improvvisa l'ondata si profilò anche davanti: la piena della seconda "rotta" aveva aggirata la posizione e congiungeva le sue masse. Il camion fu bloccato in un istante. In pochi istanti l'acqua fu sopra le ruote. Quel che è successo dopo i sopravvissuti lo ricordano come un incubo straziante.
Oltre al tragico fatto la cronaca si sofferma a descrivere l'evolversi della situazione che va via via aggravandosi.
(Dal "Gazzettino" di venerdì 16 Novembre 1951, estratto da articolo di Gino Fantin)
La piena, raggiunte le trincee del Canal Bianco, alto sette metri, le ha spezzate in due punti. Le brecce sono state aperte a monte e a valle del Ponte La Rocca a meno di un chilometro da Arquà Polesine. Avevano al momento dello schianto l'ampiezza di una ventina di metri. (...)
In un baleno la nuova massa ha ingrossato a dismisura il Canal Bianco e poco dopo questo ha attaccato l'argine e lo ha rotto anche a Sant'Appolinare con una breccia di una decina di metri. E sempre verso nord, sempre verso Rovigo.
Il comprensorio è ormai svasato. La minaccia si è estesa in su, alla volta dell'Adige, nella zona più popolosa del Polesine. (...)
Invano nella tarda mattinata premendo gli eventi, il Genio Civile aveva tagliato la "fossa" di Polesella. La fossa è uno scavo collettore di modeste proporzioni che unisce il Po al Canal Bianco e serve alla distribuzione delle acque per l'irrigazione. Tagliando la fossa si pensava di avviare in extremis la piena verso il basso Polesine, di ricondurla quasi alla foce del Po, di istradarvela magari, si pensava comunque di spingerla a mare, con il male minore.
Ma l'acqua non ha accettato l'invito (...)
E ora avanza su entrambi i fronti verso il mare e verso il nord.
Il "Gazzettino di Rovigo" del 16 Novembre 1951, precisava che con il taglio della "fossa" si intendeva contenere l'alluvione nella zona polesana a sud del Tartaro-Canalbianco, dal confine della Provincia con il mantovano a Bottrighe, sotto Adria, e con speranza che parte dei paesi sia dell'alto che del medio Polesine potessero venire almeno sottratti alla più grave conseguenza dell'alluvione.
Vengono fatti pervenire a Rovigo, con camion militari, con autocorriere e con automezzi requisiti a ditte e privati, migliaia di alluvionati saturando ogni possibilità di ricetto. Diviene quindi indispensabile organizzare il trasferimento degli alluvionati in altri luoghi di accoglienza.
(Dal "Gazzettino di Rovigo" del 16 Novembre 1951)
Quest'oggi sarano effettuati due treni speciali per Verona e Padova a disposizione degli alluvionati.
Nella giornata di ieri secondo le ultime segnalazioni ne sono stati avviati in provincia di Padova circa settemila e mille a Verona. Altri saranno avviati quest'oggi a Vicenza e a Venezia.